sabato 9 aprile 2011

[L'angolo del tazebao] Un articolo da "Limes" per riflettere sull'uso dell'informazione per giustificare la guerra in Libia

Un interessante articolo preso da "Limes" che si occupa dell'informazione sulla questione libica, che nonostante non sia condivisibile in tutte le sue parti, è interessante perchè oltre a riprendere alcuni episodi di disinformazione accettati dai media main-stream, come quello delle false fosse comuni, va a mostrare come si è creata quella dicotomia "o con gheddafi o con l'intervento" che noi rifiutiamo fortemente poichè vogliamo crarci un punto di vista che tenga conto delle sfumature e che non semplifichi una questione drammatica come quella di una guerra in uno scontro tra buoni e cattivi (in cui l'immagine dei buoni e dei cattivi viene delineata dai media). Dicono che scienze politiche sia "la facoltà di cambiare il mondo", noi come collettivo di quella facoltà "il mondo" proviamo a capirlo e per questo rifiutiamo di semplificarlo e stilizzarlo quindi ci poniamo e cerchiamo di rispondere a domande come: chi sono i ribelli? chi si è posto alla loro guida? cosa muove l'intervento occidentale?

[L'angolo del tazebao] Cremaschi: «Disobbedisco al documento della Cgil sulla contrattazione»

La Cgil intende ripartire dalla contrattazione nazionale con un documento, ma ancora non c’è nulla di ufficiale. 
Non proprio. C’è un documento di cui ha discusso la segreteria senza alcun dissenso all’interno. E quindi sarebbe un gravissimo errore sottovalutarlo, perché non è un documento dell’esperto di turno. E’ stato fatto uscire prima dello sciopero generale per chiarire quale è il vero atteggiamento della Cgil verso l’iniziativa. Uno sciopero generale a metà, di quattro ore invece che otto e non contro la Confindustria. Lo stesso segnale che viene dato a Cisl e Uil, invitandoli a superare le incomprensioni del passato.

Il documento non sembra avere grandi idee innovative sulla contrattazione… 
Quel documento parte da una minimizzazione e uno stravolgimento della realtà, perché quando dice, in premessa, che su 89 contratti fatti 83 sono unitari e 6 sono separati vuole sostenere una tesi falsa e strumentale. Falsa, perché quei sei contratti separati riguardano la maggioranza dei lavoratori, circa sette milioni e mezzo. Strumentale, perché punta dritta all’accordo con Confindustria, Cisl e Uil. Il documento parte dal presupposto che le cose non vanno così male e quella di Marchionne è una eccezione. E’ da ciò che deriva uno sciopero generale il più innocuo possibile verso i padroni.

Il cedimento più importante però mi sembra che ci sia sul contratto nazionale. 
Il merito è una catastrofe perché è un venire incontro a tutti i desiderata degli imprenditori e dei sindacati che hanno firmato l’accordo separato del 2009. Non sposa certo le posizioni estreme di Marchionne, ma sulla riduzione drammatica del ruolo del contratto nazionale che viene ridotto a un contratto nazionale cornice si va in quella direzione.

venerdì 8 aprile 2011

[L'angolo del tazebao] La guerra di Sarkò

La data di scadenza di Sarkò si avvicina. Manca un anno alle prossime elezioni presidenziali in Francia. E la partita è alquanto compromessa anche per chi, come Sarkozy, si alza presto e lavora tanto. Non basta la frenesia per salvare la propria poltrona, così ha deciso di sparare a raffica su vari fronti, in modo da azzeccare – forse – qualche bersaglio. Dopo il terremoto di Fukushima, il paladino del nucleare si è buttato sulla Libia. Una piccola guerra veloce e indolore, tanto per rovesciare un tiranno, arruffare en passant un po’ di petrolio, e battere sul tasto sempre efficace della Francia volenterosa e giusta che difende i diritti umani e i valori universali.

Che la guerra non sia stata né veloce né indolore e rischi ora di avere un effetto boomerang, era solo una remota ipotesi. Così i fini strateghi dell’Eliseo hanno pensato bene di aprire un altro fronte, questa volta in Costa D’Avorio. Non a caso Gilles Labarthe, autore di «Sarkò l’africano», parla di «un cow boy guerrafondaio» in cerca di colpi mediatici, anche se hanno il sapore della Françafrique e dell’ingerenza. Il dibattito sulla laicità – leggere contro l’islam – lanciato dal partito del presidente, è la ciliegina sulla torta e ha prodotto un libricino e tante spaccature tra la destra moderata e la destra della destra che fa l’occhiolino a Le Pen figlia.

[L'angolo del tazebao] Braccio di ferro a spese dei migranti

“Immigrati, scontro Italia-Francia”, titola La Stampa. Dopo la decisione del governo italiano di concedere permessi di soggiorno temporanei ai migranti provenienti dal Nordafrica per allentare la pressione sui propri centri di detenzione, Parigi ha annunciato che non riconoscerà tali permessi e continuerà a respingere chi cerca di varcare le sue frontiere. Il ministro dell’interno italiano Roberto Maroni, che oggi dovrebbe incontrare a Milano il suo omologo francese Claude Gueant per discutere la questione, ha risposto che per fare ciò la Francia dovrebbe "uscire da Schengen o sospendere il trattato", e ha aggiunto: "Capisco che ci sono le elezioni in Francia nel 2012 e che Sarkozy ha la concorrenza dell’estrema destra, ma mostrare i muscoli è sbagliato". La Stampa conferma la tesi di Maroni, ma ricorda anche che “tra Francia e Italia è in corso da tempo una guerra fredda che ha per teatro soprattutto la finanza [con i casi Edison, Parmalat e Generali]”, e che si ripercuote adesso “sulla pelle di migliaia di migranti tunisini che parlano francese e vogliono la Francia”.

giovedì 7 aprile 2011

[L'angolo del tazebao] Bombe su Tripoli. L'idea inglese: mercenari contro Gheddafi

La Libia punta il dito verso la Gran Bretagna: sono gli aerei britannici ad aver colpito il campo petrolifero di Sarir, nel sud della Cirenaica, uno dei più vasti e importanti del Paese, e danneggiato l'oleodotto che lo collega al porto mediterraneo di Hariga. Londra non replica e sul Guardian affiora un'idea nuova per 'sbloccare' la guerra: i mercenari. Pagati dagli arabi.

Aerei non meglio identificati hanno sorvolato stamattina la capitale libica Tripoli, dove almeno tre forti esplosioni sono state udite alla periferia est. Lo hanno riferito fonti giornalistiche sul posto. Mentre secondo un portavoce degli insorti, bombardamenti della Nato hanno colpito forze filo-Gheddafi a Misurata.

Da Tripoli a Londra

La Libia punta il dito verso la Gran Bretagna: sono gli aerei britannici ad aver colpito il campo petrolifero di Sarir, nel sud della Cirenaica, uno dei più vasti e importanti del Paese, e danneggiato l'oleodotto che lo collega al porto mediterraneo di Hariga. Londra non replica e sul Guardian affiora un'idea nuova per 'sbloccare' la guerra: i mercenari. Pagati dagli arabi.

lunedì 4 aprile 2011

[L'angolo del tazebao] Italia – Libia. Storia di un voltafaccia

L’interlocutore dell’Italia? Ma che domande, è il consiglio degli insorti. Oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini, non ha dubbi, e tra il Colonnello Gheddafi e le truppe che da settimane ormai combattono per rovesciarlo sceglie queste ultime. Peccato che fino a ieri, tra trattati di amicizia, baciamano (Berlusconi), dispiacere per la sorte del Raìs (sempre Berlusconi) visite di cortesia e incontri informali, il Raìs fosse il migliore amico dell’Italia. Ecco una piccola antologia dei voltafaccia del nostro ministro degli Esteri. Da agosto 2010, quando Gheddafi visita il nostro Paese tra le polemiche (e il governo difende a spada tratta la sua visita, hostess incluse) ad oggi. Da “l’amicizia con Gheddafi ci avvantaggia”, all’orrore per il dittatore e il “suo bagno di sangue”, dal plauso al colonnello che controlla i tumulti all’abbandono: “Gheddafi non è più l’interlocutore di nessuno”.

28 marzo, Gheddafi vada in esilio
”Credo che l’Unione africana abbia la possibilità per formulare una proposta utile” che porti Gheddafi a ”lasciare il potere”: ”Una Tripoli assediata non può essere rasa al suolo dalle bombe della coalizione”.  Franco Frattini a La7.

[L'angolo del tazebao] Libia, insorti vendono petrolio

Firmato contratto di vendita di un milione di barili di greggio, accordi anche con Qatar: ma Gheddafi bombarda gli impianti

Gli insorti libici, organizzati nel Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi, hanno annunciato di aver stipulato almeno due accordi di vendita di greggio, uno dei quali con il Qatar.  A riferirlo è l'agenzia statunitense di settore Platts, citando a sua volta il responsabile dei ribelli per il settore petrolifero, Wahid Bougaighis.

Gli insorti estraggono petrolio presso gli impianti di Mesla e Serir, situati rispettivamente a est e a sud del paese, aree attualmente sotto il loro controllo. A prelevare il primo carico - un milione di barili di greggio - sarà la petroliera Equator, che batte bandiera della Liberia, anche se ancora non è chiaro chi sia il reale destinatario del carico. Il responsabile Bougaighis ha parlato soltanto di un accordo già firmato, dando per certo il prelievo da parte della petroliera in arrivo presso il porto di Tobruk. La risposta di Gheddafi non si fa attendere: l'emittente satellitare al-Jazeera riporta la notizia di bombardamenti degli impianti in questione da parte delle forze fedeli al Rais.