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mercoledì 30 marzo 2011

[L'angolo del tazebao] Attacchi a terra e forze speciali la vera guerra degli alleati

Non solo no-fly zone: così combatte l'Occidente. Il pattugliamento umanitario è una favola: ora le azioni militari si avvicinano sempre più al terreno. Lo spiega l'ex comandante delle forze Nato durante la missione di pace in Kosovo

di Fabio Mini

La strategia moderna contempla la guerra come un fatto normale, senza fine, senza misura certa della vittoria o della soglia della capitolazione. I bombardamenti di questi giorni in Libia, i ribelli che combattono e i civili che scappano fanno parte di questa normalità così come sono normali la disparità delle forze in campo, la volontà di usarle e la varietà di posizioni espresse sul piano politico-diplomatico. Una volta demandata la responsabilità delle operazioni militari a qualcun altro, in questo caso fingendo che la Nato sia un "altro", la guerra può continuare con i suoi ritmi normali. La preoccupazione non è la Libia, ma cosa fare di Gheddafi senza strapazzarlo troppo. Bisogna anche non apparire troppo truci o troppo armati, specialmente nelle intenzioni. Il presidente Obama ha detto che l'America non ha interessi vitali in Libia e gli si sono accodati tutti. La Germania si era già sfilata assestando un colpo micidiale alla Nato, diversi altri paesi dicono di non voler combattere e la Turchia di Erdogan non solo ha promesso solennemente che non bombarderà mai il popolo libico ma vuole addirittura attribuire a Gheddafi la virtù taumaturgica e catartica di dirigere la Libia nella transizione democratica contro il suo stesso regime.