Da alcuni giorni ho deciso di sospendere la collaborazione al manifesto per dare sfogo al mio disagio nei confronti del giornale, della politica della sinistra in generale e delle complicità diffuse con la guerra contro Gheddafi (perché di questo si tratta). Non scriverò dunque un articolo vero e proprio ma una lettera-intervento. Sono spinto a intervenire dallo scambio un po' rude fra Tariq Ali e Rossana Rossanda a proposito della guerra. L'articolo di Tariq Ali conteneva due considerazioni a mio parere fondate e una conclusione discutibile. Aveva il difetto però di usare un linguaggio grossolano, del tutto improprio in un dibattito civile. I due punti interessanti dell'articolo - oggetto poi della reprimenda di Rossana - riguardano il carattere spurio della rivolta di Bengasi e la volontà dell'Occidente (il triumvirato imperiale lo chiama Chomsky) di dar prova di mantenere malgrado tutto il controllo dell'evoluzione in atto nel mondo arabo e intanto nel Nord Africa. Dell'aspetto dell'articolo su cui dissento dirò dopo. La risentita reazione di Rossanda configura in modo plastico il mio distacco dal manifesto. Rossana non accetta nessuna equidistanza fra i rivoltosi e il regime e di fatto sposa la necessità della guerra visto che i rivoltosi hanno preso le armi e sollecitano i raids. Prendere le distanze da alcuni sottintesi di Sarkozy o di chi per lui, come fa anche Rossanda nel suo articolo, non ha molto senso perché la tesi in campo è appunto che la guerra di Francia-Nato-Onu speculi ad arte sul pretesto di difendere la popolazione libica per legittimarsi ma abbia altri obiettivi, più pesanti.
