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martedì 29 marzo 2011

[L'angolo del tazebao] Gli intellettuali si scontrano sulla guerra umanitaria

L'intervento in Libia ha scatenato un accesso dibattito in Francia, paese che ha preso l'iniziativa degli attacchi aerei nonché patria del concetto di "ingerenza umanitaria".

Alle posizioni del popolarissimo filosofo Bernard-Henri Levy, che secondo Marianne è l'ispiratore della linea diplomatica francese e avrebbe convinto a intervenire Nicolas Sarkozy, diversi intellettuali hanno risposto sottolineando i limiti dell'intervento militare.

Rony Brauman, ex presidente di Medici senza frontiere e specialista in missioni umanitarie, ha dichiarato in un'intevista a Libération:

"Continuo a non credere alle virtù dei bombardamenti aerei per installare la democrazia o 'pacificare' un paese. La Somalia, l'Afganistan, l'Iraq e la Costa d'Avorio stanno lì a ricordarci la dura realtà della guerra e la sua imprevedibilità. 'Proteggere la popolazione' significa in pratica cacciare Gheddafi e sostituirlo con un Karzai locale, se seguiamo la logica, o dividere il paese per congelare la situazione. In entrambi i casi non saremo però in grado di gestire le conseguenze".