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domenica 10 aprile 2011

Dalle piazze al blocco della Commissione Statuto: il filo rosso della mobilitazione No Gelmini

A due anni dall’inizio dell’Onda, lo scorso autunno ha visto studenti e studentesse tornare a gran voce nelle piazze e dimostrare di non aver perso la voglia di lottare, di riprendere parola sul proprio futuro e di non voler accettare a testa bassa il progetto di smantellamento dell’università pubblica propugnato dalla riforma Gelmini.

Con la conclusione dell’iter parlamentare, il 22 dicembre il ddl Gelmini è diventato legge a tutti gli effetti e con l’inizio del nuovo anno gli atenei italiani si sono messi in moto per renderla effettiva all’interno delle facoltà. All’oggi, questo processo si concretizza nella Commissione Statuto, un organo creato più o meno unilateralmente dall'alto nelle singole università ed incaricato di riscrivere lo Statuto delle facoltà secondo i nuovi dettami della legge Gelmini; i nuovi regolamenti dovranno essere redatti in forma di bozza entro aprile e convalidati nel mese di luglio.

La scelta dei membri partecipanti alla Commissione Statuto è di tipo elettivo e prevede la presenza di rappresentanti di tutte le figure che vivono l’università (dai docenti, ai tecnici amministrativi, ai ricercatori, agli studenti) ma vede di fatto l’egemonia decisionale del Rettore e della compagine baronale. Tuttavia, nei mesi scorsi abbiamo assistito a lunghe diatribe e lotte per accaparrarsi un posto a sedere nella Commissione, anche e soprattutto da parte di chi fino a poco tempo prima sbandierava la necessità di bloccare a tutti i costi il percorso della riforma.